Sovente capita di trovarmi di fronte ad impressioni e pensieri tanto sfuggevoli e cangianti che l’inadeguatezza delle parole sia seconda solo ai segni e alla loro natura equivoca. Un banale cerchio e le sue infinite sfumature di significato: l’ospedale in cui sono nato è lo stesso luogo in cui, in balìa della morte, ho realizzato per la prima volta di essere vivo, solamente 18 anni dopo.

Ritengo che una condizione necessaria per poter giudicare il mio lavoro consista nell’essere, almeno vagamente, a conoscenza delle complicazioni mediche che, a partire dal gennaio 2014, hanno segnato irreversibilmente la mia vita. Durante i tre mesi trascorsi in reparto, immerso tra i grovigli della mia immaginazione, recluso tra i limiti del letto in cui vivevo, sentii per la prima volta la necessità di disegnare. Intimamente scosso ma convinto che il mio tempo a disposizione stesse per scadere, dopo il liceo abbandonai gli studi scientifici per iscrivermi in Accademia di Belle Arti, dal Lago di Como a Milano. Qui tuttavia durai solo un anno, soffocato dall’atmosfera e dall’idea asfissiante di morire senza aver visto altro del mondo; decisi di partire alla volta dell’Oceania, dalla quale mi sarei congedato solo dopo diversi mesi, per vivermi trenta giorni Bangkok ed infine ripiegare ancora una volta sul capoluogo lombardo.

A seguito di tre interminabili anni di incertezze, nel 2017, mi è stata concessa una diagnosi, in bilico tuttora tra Bechet e Sclerosi. Asintomatico, stabile ed in buona salute, oggi sono a metà strada di un insidiosa manovra di riduzione dei farmaci: non presento nuove lesioni cerebrali dal 2016.

La maggior parte dei miei dipinti è stata distrutta in momenti di rabbia o debolezza, quelli qui esibiti sono una selezione dei superstiti. Sono convinto che esplorazione ed ossessione siano due colonne portanti di un’esistenza cosciente, nella vita come nell’Arte. La definizione di quest’ultima, devo ammettere, è per me tuttora una chimera, forse non distante dal prodotto più puro di uno struggente conflitto interiore.

 

In order to better understand my artistic practices, it is necessary to know that in January 2014 my life and my perception of life was upset by a sudden medical complication. During this time, I spent 8 days in intensive care and then 3 months in a stroke unit at Alessandro Manzoni Hospital in Lecco. 

I was surrounded by uncertainty for 3 years before finally getting a diagnosis of Multiple Sclerosis and/or Bechet Disease in 2017. Since then, I must take 3 pills a day as treatment.

Eclecticism and experimentation are, from my point of view, vital to a more intense understanding of Art and life. I see my works as the result of a constant inner confrontation: more often than not, I am miserably defeated.

Most of my paintings have been destroyed. Here, on display, are the survivors of my silent outbursts.